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Krav Maga o Jeet Kune Do

Spesso si parla di queste Arti Marziali poiché hanno dei tratti in comune soprattutto nelle tecniche a corta distanza.

Un principiante che deve scegliere un’arte marziale, davanti a una scelta del genere sarebbe aiutato dai video su internet e dalla storia di queste due fantastiche arti marziali.

Il Krav Maga è un metodo di combattimento israeliano nato in ambienti ebraici dell’Europa 
centro-orientale nella prima metà del XX secolo. La parola krav maga, in ebraico moderno, 
significa letteralmente “combattimento con contatto”. La traduzione più utilizzata è comunque
 “combattimento corpo a corpo”. Anche se viene spesso indicato come stile di combattimento 
finalizzato alla difesa personale, in realtà il krav maga ha una componente offensiva che spesso 
prevede di attaccare l’avversario prima di essere attaccati

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Il Krav Maga, all’inizio un sistema di combattimento per militari

NASCITA E STORIA

Il krav maga (difesa personale) è un sistema di tecniche di combattimento e sopravvivenza nato in Israele nella prima metà del XX secolo grazie ad un ufficiale dell’esercito, esperto in tecniche di lotta occidentali, Imi Lichtenfeld.
La parola krav maga, significa letteralmente “combattimento con contatto”.
Questo sistema venne creato da Imi Lichtenfeld su richiesta del governo Israeliano. Infatti gli venne richiesto di sviluppare un sistema di combattimento efficace ma rapido da apprendere, al fine di 
addestrare le neonate forze speciali israeliane impegnate subito in una durissima lotta di invasione.
L’esperienza di Lichtenfeld influenzò pesantemente lo stile e la filosofia del krav maga. Grande ginnasta, pugile e campione di lotta libera, alla base teorica aggiunse una grande esperienza di lotta di strada, maturata in una gioventù in parte passata a lottare per la vita nei vicoli del suo paese 
natale, allora occupato dai nazisti.

Il risultato della sua opera fu un sistema di combattimento semplice ed efficace, nato appunto per essere appreso in breve tempo. Il krav maga risponde a criteri di tipo militare quali l’efficacia e la rapidità con cui si arriva al risultato desiderato, che spesso è la neutralizzazione definitiva dell’avversario. Infatti esso punta proprio alla neutralizzazione del nemico, prima che questi possa diventare una minaccia, con un mix di tecniche che vanno da pugni a leve articolari, a calci e proiezioni.

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PUNTI DI PRESSIONE NEL KRAV MAGA

Esso punta prevalentemente a zone vitali del corpo quali: genitali, carotide, occhi etc, (ritenute normalmente intoccabili negli sport di contatto, e pertanto non può essere praticato in forma sportiva come per tutti gli sport da combattimento).
A ciò si aggiunga la grande attenzione che riveste la preparazione per fronteggiare nemici armati, anche di armi da fuoco.

Dove spesso molte arti marziali (tra le quali anche quelle da cui il krav maga ha attinto, come il judo, il ju-jitsu, il kung-fu, etc…) prediligono un’impostazione attendista che lascia all’avversario la prima mossa, il krav maga punta ad una rapida neutralizzazione dell’avversario prima che questi possa diventare una minaccia.

Esso è una sintesi armonica di tecniche derivate dalle arti marziali, da sistemi di lotta a mani nude e dai metodi del close combat del Maggiore Firebairn. 
L’impostazione privilegiata prevede l’attacco a parti “sensibili” del corpo come occhi, gola o genitali, evitando movimenti e azioni macchinose o non alla portata di tutti.

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IL KRAV MAGA COME STILE UTILIZZATO SOPRATTUTTO DAI MILITARI

Infatti è nata per essere appresa in breve tempo ed essere usata in uncontesto bellico. 
Il krav maga predilige un approccio offensivo, che caratterizza questo sistema di combattimento. 
Se altre arti marziali tradizionali, soprattutto di matrice orientale, tendono ad associare oltre all’insegnamento delle tecniche un sistema filosofico e spirituale, il krav maga risponde a criteri di tipo militare quali l’efficacia e la rapidità con cui si arriva al risultato desiderato, che è la neutralizzazione dell’avversario.

CHI PUO’ STUDIARE IL KRAV MAGA?

Il krav maga si rivolge a tutti: uomini, donne e ragazzi. Le sue tecniche trovano particolare riscontro nel campo di operatori della sicurezza, forze armate e di polizia. Grazie ai primi seguaci di Imi Lichtenfeld, oltre che in Israele, il krav maga è ormai diffuso in tutti paesi del mondo, dando vita a 
numerose scuole.

Questo testo è stato ripreso dal sito http://www.kravmagausacli.it/storia-del-krav-maga-1

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Il JEET KUNE DO

Il Jeet Kune Do (截拳道), abbreviato in JKD, è un’arte marziale sincretica non tradizionale, scientifico-filosofica basata sul combattimento “essenziale”[1] fondata dal celebre shifu Bruce Lee negli anni sessanta. In cantonese Jeet significa “intercettare”, Kune “pugno” e Do “via”; Jeet Kune Do significa, quindi, “la via del colpo intercettore”.

Il suo fondatore, Bruce Lee, nel 1953 all’età di 13 anni iniziò a praticare il wing chun dal maestro Yip Man, rivelandosi particolarmente dotato nelle arti marziali.[4] Quando nel ’59 si trasferì a San Francisco, Lee prese a interessarsi anche ad altre arti marziali oltre al Wing Chun. Lesse numerosi libri e studiò diversi modi di combattere, focalizzando il proprio interesse soprattutto sul pugilato.

Andando controcorrente, Lee preferì, quindi, appoggiarsi anche alle arti marziali occidentali, nonostante provenisse da un insegnamento orientale. Avendo imparato uno stile di combattimento che sfruttava i colpi da breve o brevissima distanza, Lee risultava evidentemente impreparato nel combattimento a lunga e media distanza e, poiché il Wing Chun non prevede combattimenti a lunga distanza, si sarebbe trovato spiazzato contro un avversario che combattesse in tale modo: di conseguenza approfondì anche quest’ambito del combattimento.[5] Pensava che un buon artista marziale dovesse essere completo: era, quindi, indispensabile saper tirare calci da lontano e da vicino, pugni alti e bassi.

BRUCE LEE: UNA VITA CONTROCORRENTE

Cominciò ad allenarsi modificando il wing chun classico che aveva appreso: apportò modifiche alla posizione di guardia, ad alcuni angoli e aggiunse anche una distanza lunga di tecniche di calci che derivava da studi sugli stili di kung fu del nord. Lee approfondì anche le sue conoscenze scientifiche: chinesiologia, fisiologia, dietistica.

Lo scontro tra Bruce Lee e Wong Jak Man si rivelò un punto di svolta per lo sviluppo del Jeet Kune Do. Lee concluse dal combattimento che la stretta aderenza al sistema di forme del Wing Chun classico era limitativa in situazioni di combattimento reale. Egli decise quindi di studiare altre arti marziali, vale a dire judo, ju jitsu, karate, taekwondo, savate, muay thai, aikido, silat, tai chi, panantukan, svariati stili di kung fu; addirittura, prese in considerazione la scherma occidentale, assorbendo ciò che risultava utile e scartando ciò che non era necessario. Il termine ufficiale fu scelto da Lee nel 1967 dopo un’intensa sessione di allenamento con Dan Inosanto.[10] Il continuo processo di evoluzione del JKD culminò quando nel 1970, costretto a letto a seguito di un incidente, Lee avviò un’intensa attività di elaborazione filosofica e metodologica. Di conseguenza, si completò la sua filosofia/metodo di stile senza stile, nessun metodo come metodo.

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LA RIVELAZIONE

«Io non ho inventato un nuovo stile, non ho composto né modificato ciò che si trova all’interno di distinte forme in “quel” metodo e in “quell’altro”. Al contrario, spero di liberare i miei seguaci dall’aggrapparsi a stili, modelli, o forme. Ricordate che il Jeet Kune Do è solo un nome usato, uno specchio nel quale vedere “noi stessi”… Il Jeet Kune Do non è una istituzione organizzata della quale si può essere un membro. O si capisce o non si capisce. Non vi è alcun mistero sul mio stile, i miei movimenti sono diretti, semplici e non classici. La straordinaria forza del Jeet Kune Do risiede proprio nella sua semplicità… Sono sempre convinto che il modo più semplice è il modo più giusto. Il Jeet Kune Do è semplicemente l’espressione diretta dei propri sentimenti con il minimo dei movimenti e di energia…»
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Questo testo è stato ripreso dal sito di https://it.wikipedia.org/wiki/Jeet_Kune_Do

A Roma sia il Krav Maga che il Jeet Kune Do hanno avuto molto successo, con l’apertura di scuole, palestre e corsi.

Persone di tutte le età si avvicinano a questi stili di combattimento che traggono la loro popolarità attraverso Film, documentari e fatti realmente accaduti.

Come molte Arti Marziali, anche il Jeet kune Do e il Krav Maga hanno un bagaglio tecnico molto simile ad altri stili, come si può vedere in questi filmati.

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Ma che cos’è il calcio della SCIMMIA?!

Ogni Arte Marziale ha delle peculiarità e in questo il Kung Fu non ha nulla da invidiare alle altre.

Uno dei calci che si studia nel Kung Fu e più esattamente nello stile del Wing Chun è il calcio della scimmia!

Nel video il Maestro Salvatore Di Trapani ci mostra le diverse applicazioni!

Ti è sembrato semplice? in realtà il Wing Chun è uno stile molto pratico, che tutti possono studiare e allenare.

Il Maestro Salvatore Di Trapani insegna Kung Fu e Tai Chi ogni martedì e venerdì dalle 19 alle 21

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TAI CHI

Il Wing Chun è un’arte marziale della Cina, che si è sviluppata per mano di quello che è riconosciuto come il più grande maestro di questa disciplina, ovvero Ip Man, maestro, tra gli altri, anche di Bruce Lee.

Il Wing Chun è nato da una donna!
La straordinaria semplicità e l’efficacia in combattimento fanno del Wing Chun un valido alleato per tutti coloro che vogliono migliorare le proprie capacità nella difesa personale.

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Cosa abbiamo fatto negli ultimi 10 giorni?
1. Abbiamo iniziato le lezioni ON LINE
2. Abbiamo inserito tutti i soci nella nostra nuova news letter
3. Abbiamo ideato una nuova procedura per le lezioni che ha già avuto un ottimo risconto e ora te ne parlerò

… in alcuni orari principalmente mattina e primo pomeriggio abbiamo deciso di dare disponibilità delle nostre sale per allenamenti di piccoli gruppi con o senza la presenza dell’istruttore.
Quindi se vuoi semplicemente utilizzare la sala per allenarti lo puoi fare con un massimo di persone in sala, puoi così usare tutti i nostri pesi, bilancieri, tatami, sbarre e tapis roulant…
Come se fosse casa tua, la tua HOME GYM.

Se invece preferisci avere il supporto dell’istruttore sia per la parte atletica che tecnica, ti basterà prenotare la sala e il tuo Istruttore di fiducia!
Per ora la sala ha registrato il tutto esaurito negli orari di pranzo, rimane la mattina e il primo pomeriggio. In attesa del nostro nuovo sito per lezioni ON Line, prenotazioni ed altre sorprese.

Ovviamente la nuova procedura della HOME GYM potrà iniziare appena finirà il Lock down o comunque ci saranno i permessi, nel frattempo pensiamo alle possibilità per aiutare i nostri soci nel tornare ad allenarsi come e meglio di prima. Se avete dei suggerimenti scrivetemi!
Info@spiritoguerriero.it

Il Kung Fu, un’arte per crescere nella vita.

Mi chiamo Salvatore Di Trapani, sono un insegnante di Kung Fu con alle spalle 18 anni di esperienza e passione per questa Arte, arrivando a padroneggiare circa 12 stili di questa disciplina. Mi sono capitate diverse persone che avevano idee poco chiare su cosa fosse il Kung Fu e vorrei con questo piccolo intervento dare qualche chiarimento al riguardo.

Quali origini ha il Kung Fu?

Per prima cosa, se si parla di una Arte marziale (qualunque essa sia) è bene conoscere le sue basi culturali e storiche, quindi partiamo dalla storia. Il Kung Fu è un’Arte marziale cinese che ha una antica origine nella storia della tradizione buddhista (i primi riferimenti scritti risalgono a cavallo tra il XI e il III secolo a.C.). Storicamente essa nacque come una serie di esercizi respiratori eseguiti in coordinazione al movimento per permettere ai monaci di mantenere uno stato di salute ottimale durante le lunghe sessioni di meditazione profonda nei monasteri.

Tali pratiche furono introdotte dal monaco indiano Bodhidharma (in cinese Pu Ti Da Mo) e vennero immediatamente assimilate e diffuse in tutta la Cina. Col passare dei secoli questi esercizi si strutturarono divenendo dei veri e propri stili di combattimento e, integrando diversi principi, divennero l’Arte marziale chiamata oggi Kung Fu, con innumerevoli Scuole,
taoiste, buddhiste e laiche.

Cosa significa Kung Fu?

Nella mia Scuola “Ziran Wu Gong Shu” (traducibile come “la Via della Naturalezza, della Consapevolezza e del Vuoto”) il Kung Fu ha diversi significati; tra questi:
1 Il Kung Fu è un percorso durante il quale si impara a conoscere e prendersi cura di sé stessi.
2 Il Kung Fu è la possibilità di creare un rapporto Maestro/allievo, che è metafora del rapporto con l’Altro.
3 Il Kung Fu è imparare a comprendere il contesto, così da muoversi al suo interno con eleganza.

Il Kung Fu insegna a saper gestire il Contatto con l’Altro (un contatto spesso scomodo) e a costruire man mano strumenti di ricerca e consapevolezza, insieme ai compagni di pratica e al proprio Maestro.
A livello marziale il Kung Fu è un’Arte a 360° che cura vari aspetti del combattimento, come in un linguaggio bisogna curarne sia grammatica che lessico.

Nell’Arte del Kung Fu si studia combattimento a mani nude, in piedi e a terra. Si apprendono numerose tecniche di pugni e calci combinate con proiezioni, leve, immobilizzazioni, soffocamenti e pressioni su punti sensibili del corpo mirati a inibire l’aggressività dell’avversario.
Il tutto viene raffinato con lo studio atletico di tecniche evasive quali cadute, ruote, calci a farfalla e la padronanza dell’uso delle 18 armi tradizionali, sia a lunga che a breve distanza.
Lo sviluppo di coordinazione motoria, corporeità multidimensionale (ossia la capacità di utilizzare in modo efficiente più parti del corpo allo stesso tempo), intelligenza corporeo-cinestetica, viene realizzato nel Kung Fu attraverso lo studio dei Tao Lu, traducibile in italiano come “forme”.


Scambio di colpi Kung Fu Una forma è il racconto di un combattimento contro avversari immaginati, dove il praticante Lao Wei combatte incarnando le caratteristiche fondamentali di quello specifico stile. Su
questo ci sarebbe molto da dire: esistono innumerevoli stili di Kung Fu, ognuno con un suo programma di addestramento peculiare sia a mani nude che con armi.
Ma come mai esistono così tante Scuole di Kung Fu?
Perché l’Arte marziale è necessaria per comprendere le ragioni dei conflitti, tra individui o addirittura tra popoli. Ecco da dove nasce lo “stile” di combattimento, che rappresenta la risposta dell’uomo alla sua paura innata di non avere da subito delle efficaci strategie di risoluzione dei conflitti.
Così si spiega anche perché non solo il Kung Fu, ma ogni Arte marziale, ha una propria posizione di guardia: è la soluzione al timore di non sapere come rispondere al momento opportuno ad un attacco dell’avversario.

L’insegnamento del Kung Fu

Così come ho appreso dal mio Maestro, il mio metodo di insegnamento del Kung Fu è di tipo relazionale, ovvero si insegna all’allievo tenendo conto delle sue caratteristiche psicologiche, emotive e fisiche, al di là dell’età, genere, razza, schieramento politico e religioso.
Ogni persona è adatta alla pratica del Kung Fu, con le proprie capacità, limiti e desideri.

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Durante le mie lezioni insegno come coordinare più parti del corpo, in attacco e in difesa, a sviluppare nuove abilità fisiche, a gestire il confronto in combattimento e il contatto con l’altra persona, ad ascoltare l’altro tramite lo studio dei principi fondamentali teorici della mia Scuola.
Nelle mie lezioni è prevista una prima parte di stretching intenso di tutto il corpo, una seconda fase mirata al potenziamento fisico, una fase di studio tecnico dei principi dello stile insegnato in quel periodo, lo studio di forme e le applicazioni da combattimento a coppia, una parte conclusiva teorica sulla filosofia e cultura cinese.
Con questo metodo di insegnamento, il praticante (bambino/a o adulto/a) impara ad ascoltare, a essere disciplinato e calmo anche durante situazioni di stress, a prendersi cura di sé e dei rapporti con gli altri in modo spontaneo.
Per concludere, cito un significato che mi disse una volta il mio Maestro sul Kung Fu: “Il Kung Fu è come sapete rispondere al mondo quando uscite fuori dal tatami”.

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Prof. Girolamo Di Trapani

in collaborazione con Spirito Guerriero!

DIRETTORE DEL CENTRO DIAGNPSO E CURA DELLE CEFALEE ED ALGIE FACCIALI DEL POLICLINICO A. GEMELLI DI ROMA

PROFESSORE ASSOCIATO CONFERMATO DI

NEUROLOGIA

RELAZIONE SULLA ATTIVITA’ SCIENTIFICA, DIDATTICA E

ASSISTENZIALE

Prof. Girolamo Di Trapani

Nato a Roma il 02 Febbraio 1945

ATTIVITA’ SCIENTIFICA E PRINCIPALI INTERESSI DI RICERCA

Il Prof. Di Trapani ha svolto dal 1971 attivita’ di ricerca in ambito neuropatologico nel Laboratorio di Neuropatologia, diretto sino al 1990 dal Prof. G. Macchi  Direttore dell’ Istituto di Malattie del Sistema Nervoso dell’ Universita’ Cattolica del Sacro Cuore e dal 1991 nel Modulo di Neuropatologia, direttamente affidatogli, nell’ ambito dell’ Istituto di Neurologia, diretto dal Prof. P. Tonali.

In tale ambito si e’ impegnato nello studio sia ottico che ultrastrutturale di casistica neuropatologica  selettiva.

In particolare nelle malformazioni encefaliche, nell’ idrocefalo normoteso in patologia umana e sperimentale, nelle neuropatie, nelle problematiche inerenti alle emimegalencefalie infantili, nelle malattie demilinizzanti del Sistema Nervoso Centrale e Periferico, della neuropatologia dell’ Epilessia.

Fra i piu’ rilevanti contributi sono degni di menzione le ricerche sperimentali su animali di laboratorio inoculati con materiale prelevato da casi deceduti per malattia di Creutzfeldt-Jakob, sulla malattia di Sturge-Weber, sulle cisti congenite endocraniche infantili.

Ha diretto dal 1999 al 2006  il Centro policattedra (Neurologia, Neurochirurgia in Anestesia-Rianimazione) delle Cefalee dell’ Universita’ Cattolica del Sacro Cuore, impegnandosi in particolare nello studio sperimentale di nuove terapie per la profilassi delle Cefalee Primarie.

COLLABORAZIONI SCIENTIFICHE

Collaborazione scientifica con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.).

Il Prof. Di Trapani e’ stato dal 1979 al 1982 membro dell’ Unita’ operativa, in qualita’ di neuropatologo-microscopista elettronico nel progetto finalizzato “Virus, sottoprogetto virus animali, nella ricerca etiopatogenetica, clinica e sperimentale nelle malattie in sospetta o accertata etiologia virale-lenta del S.N.C.”.

Inoltre il Prof. Di Trapani ha collaborato con il progetto finalizzato del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.) su “Il controllo della crescita neoplastica, sottoprogetto terapie associate”.

Il Prof. Di Trapani ha collaborato alla ricerca “Epilessia e cefalea” finanziato dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Il Prof. Di Trapani e’ stato nominato nel 2000 membro dell’ “Ad hoc Comitee” per la stesura delle nuove linee guida diagnostico-terapeutiche delle Cefalee, della Societa’ Italiana per lo Studio delle Cefalee.

Il Prof. Di Trapani è membro del Direttivo in qualità di Consigliere dal 2003 del Gruppo Italiano per lo Studio delle Cefalee Croniche Quotidiane.

Il Prof. Di Trapani è stato responsabile del !° Board of qualification per specialisti delle cefalee. Roma Università Cattolica del S. Cuore- Policlinico A- Gemelli 2002.

E’ stato docente nella Scuola Superiore Interdisciplinare della Cefalee  a Firenze dal 2002 al 2006.

ATTIVITA’ CLINICA

Il Prof. Di Trapani ha svolto attivita’ cliniche nell’ ambito della Clinica Neurologica dell’ Universita’ Cattolica del Policlinico “A. Gemelli”, come si evince dalla certificazione rilasciata dall’ Ufficio Docenti della Facolta’ di Medicina e Chirurgia dell’ Universita’ Cattolica – Policlinico “A. Gemelli”  di Roma allegato.

Ha svolto regolare attivita’ di  Guardia Neurologica di Pronto Soccorso ed Interdivisionale dal 1970 al 1997.

Dal 1998 al 2001 è stato nominato Caporeparto della Neurologia Donne.

Nell’ arco di attivita’ clinica-neurologica a far tempo dal 1970 al 2001 il Prof. Di Trapani ha svolto la sua attivita’ di Consulente Neurologo presso i seguenti Reparti clinicizzati del Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma:

  • Reparto di Ostetricia e Ginecologia
  • Reparto di Patologia Speciale Medica
  • Reparto di Ematologia
  • Reparto di Medicina del Lavoro
  • Reparto di Rianimazione e Terapia Intensiva
  • Reparto di Otorinolaringoiatria
  • Reparto di Neurochirurgia
  • Reparto di Cardiologia
  • Reparto di Terapia Medica
  • Reparto di Gastroenterologia
  • Reparto di Pediatria II Infanzia
  • Reparto di Traumatologia
  • Reparto di Oculistica
  • Terapia Medica ed Angiologia

ATTIVITA’ CONGRESSUALI

Il Prof. Di Trapani e’ stato Chairman e Moderatore in numerosi congressi nazionali ed internazionali di Neurologia e Neuropatologia, dei quali citiamo alcune esemplificazioni:

  • Congresso Nazionale della Societa’ Italiana di Neurologia
  •  
  • XIX Congresso 1975: relazione sulle “Encefalopatie Paraneoplastiche”.
  • XX Congresso Nazionale 1978: relazione sulle “Displasie cranioencefaliche della linea mediana – Embriogenesi e momento teratogenetico”
  • XXIII Congresso Nazionale 1981: relazione su “Microscopia Elettronica e Sclerosi Multipla”.
  • Chairman al XIIIth World Congress of Neurology, Amburgo 1985, nella sessione: “Polyneuropathies: Diagnostic Procedures, Diabetic Polyneuropathy.
  • Ha inoltre organizzato e diretto i seguenti Congressi di Neurologia e Neuropatologia:
  1. XXVIII Congresso Nazionale della Associazione Italiana di Neuropatologia della S.I.N. (1992).
  • Societa’ Italiana per lo Studio delle Cefalee: “Giornate di Studio del Centro Cefalee dell’ Universita’ Cattolica Sacro Cuore”. Sabaudia 1999-
  • Societa’ Italiana delle Cefalee: “Giornate di Studio del Centro Cefalee dell’ Universita’ Cattolica Sacro Cuore di Roma 2000”. (Sabaudia).
  • Societa’ Italiana per lo Studio della Cafelea: Convegno Nazionale. Spoleto 2000.
  • Societa’ Italiana della Cefalea e Centro Interuniversitario per lo studio delle Cefalee e dei disordini neurotrasmettitorali del S.N.C.: “Giornate di Studio”. Sabaudia 2001.
  • Riunione della Sezzione Appulo-Lucana della Societa’ Italiana di Neurologia. S. Giovanni Rotondo 2001.
  • Società Italiana della Cefalea: Giornate di Studio : Sabaudia 2002.
  •  Società Italiana delle Cefalee: Congresso Nazionale di Chieti 2002.
  • Società Italiana dele Cefalee: Congresso Nazionale di Tirrenia 2003.
  1. Società Italiana delle Cefalee: Giornate di Studio: Sabaudia 2003.
  1. Società Italiana del Stroke: Perugia , Congresso Nazionale 2003.
  1. Study Group for Migrain Prevention and Chronic Daily Headache ( GIPEC) Roma 2003.
  1. Clinica e sperimentazione in tema di cefalee: Roma 2003.

  APPARTENENZA A SOCIETA’ SCIENTIFICHE La sua attivita’ riguardante la Clinica Neurologica si è espletata mediante la partecipazione alle attivita’ svoltesi nell’ ambito delle Societa’ Scientifiche delle quali e’ membro, partecipando ai principali Congressi Nazionali ed Internazionali dei rispettivi settori:

  • La  European Neuroscience Association.
  • La   New York Academy of Science. ( con attestato )
  • L’ International Society of Neuropathology.
  • La   World Federation of Neurology.
  • La  Societa’ Italiana di Neurologia. ( con attestato)
  • La  Associazione Italiana di Neuropatologia. ( con attestato)
  • La   Lega Italiana contro l’ Epilessia.
  • La  American Association for the Advancement of Science.
  • La American Academy of Neurology.
  • La Societa’ Italiana per lo Studio delle Cefalee. (con attestato)
  • La Societa’ Italiana di Psichiatria Biologica.
  • La American Epilepsy Society.
  • L’ Accademia Romana del Mal di testa. ( con attestato)
  • La European Federation of Neurological Societies.
  • La European Neurological Society.
  • La American Psychiatric Association. ( con attestato)
  • Fondazione Sicuteri per la lotta contro il dolore . ( con attestato)

PARTECIPAZIONE A COMMISSIONI SCIENTIFICHE ED ATTIVITA’ CONGRESSUALI

Il Prof. Di Trapani e’ membro del Collegio Docenti del Dottorato di Ricerca “Neurofisiopatologia e Neuroriabilitazione” dell’ Universita’ degli Studi di Roma “La Sapienza” dal 1990.

E’ Membro del Consiglio Direttivo della Associazione Italiana di Neuropatologia per gli anni 1991-93.

E’ stato Editorial Assistant in Neuropatologia del “Journal of Pediatric Neurosciences: Organo ufficiale della Associazione Italiana per il bambino con idrocefalo e spina bifida”.

E’ stato membro della Commissione per lo Svolgimento degli Esami di ammissione ai corsi paralleli di diploma universitario attivati presso l’ Azienda Ospedaliera “San Carlo” di Potenza per l’ anno accademico 1997-98:

      1°Corso parallelo di Ostetricia

      1° Corso parallelo di Dietista

      1° Corso parallelo di Tecnico Sanitario di Laboratorio Biomedica

      1° Corso parallelo di Tecnico di Neurofisiopatologia

      1° Corso parallelo di Logopedista

      1° Corso parallelo di Tecnico Sanitario di Radiologia Medica.

E’ stato Membro della Commissione Giudicatrice per gli Esami di ammissione alla Scuola di Specializzazione in Neurochirurgia per l’ anno accademico 1998/99.

E’ stato Membro della Commissione Giudicatrice per gli Esami di ammissione alla Scuola di Specializzazione in Neurologia per gli anni accademici 1995/96, 1996/97, 1998/99.

E’ stato nominato per decreto Rettorale 12-Nov.-1998  Membro del Congresso Direttivo del Centro per l’ Epilessia a far tempo dal 1° aprile 1998 al novembre 2001.

E’ stato Membre della Commissione Giudicatrice agli Esami di Stato di abilitazione all’ esercizio della professione di medico-chirurgo, sottocommissione giudicatrice della prova di Clinica Medica Generale e materie affini per l’ anno accademico 1999/00 presso l’ Universita’ Cattolica del Sacro Cuore.

E’ stato nominato nel 1999 Membro del Congresso dei Rappresentanti degli Organismi di Ricerca, sede di Roma, dell’ Universita’ Cattolica del sacro Cuore per il quadriennio accademico 1998/99 – 2001/02.

E’ stato Componente ai lavori della Commissione di valutazione comparativa per la copertura di n. 1 posto di Ricercatore, settore disciplinare F06B Neuropatologia presso la Cattedra di Neurchirurgia della Facolta’ di medicina e Chirurgia dell’ Universita’ degli Studi di Catanzaro “Magna Graecia”.

E’stato Componente ai lavori della Commissione di valutazione comparativa per la copertura di n. 1 posto di Professore Associato, settore disciplinare F06B Neuropatologia   per la Cattedra di Anatomia Patologica della Facolta’ di Medicina e Chirurgia dell’ Universita’ degli Studi di Roma “La Sapienza”.

E’ Advisor Board della Rivista “ The Journal of Headache and Pain”.

E’ stato commissario nella commissione di valutazione comparative per la copertur di 1 posto di Ricercatore, settore disciplinare F05B per la Cattedra di Neurologia della facoltà di Medicina del Campus Biomedico di Roma.

Congresso Mondiale di Neurologia Nuova Dheli 1990

Encomio congressuale da parte del premio Nobel per la Medicina Prof. G.Gibbs per l’identificazuione e la dimostrazione delle lesioni iniziali e per l’elevato livello dei reperti al microscopio elettronico  ( 120.000 X )del Virus della malatia di Jakob Creutzfeld. (Infezioni virali lente).

SOGGIORNI DI STUDIO ED INCARICHI DI RICERCA PRESSO ALTRE ISTITUZIONI 

Soggiorno di studio dal 20/03/1973 al 20/06/1973, su comando di perfezionamento professionale, con delibera del Consiglio di Facolta’ dell’ Universita’ Cattolica  del Sacro Cuore di Roma, presso il Laboratorio di Neuropatologia della Universita’ di Napoli, diretto dal Prof. G. C. Guazzi

Soggiorno di studio dal 01/09/1977 al 01/11/1977, su comando di perfezionamento professionale, con deliera del Consiglio di Facolta’ dell’ Universita’ Cattolica del Sacro Cuore di Roma, presso il Laboratorio di Microscopia Elettronica dell’ Universita’ di Verona, sede distaccata di Padova, per un corso di apprendimento tecnico-diagnostico di Neuropatologia del Sistema Nervoso Centrale e Periferico.

Ha partecipato in qualità di rappresentante della Neurologia Italiana, assieme ad altri 14 neurologi, all’invito ufficiale, da parte dell’ Accademia delle Scienze dell’ Unione Sovietica ,per “The First Soviet Italian Symposium of Neurology”, 12-14 giugno 1984.

XX Corso di aggiornamento professionale per il medico di Medicina Generale: affidamento del tema: Ischemia Cerebrale Aspetti Fisiopatologici ed Implicazioni Terapeutiche, da parte della F.I.M.M.G. di Roma, aprile 1990.

Simposio Ospedale Regionale “Casa Sollievo della Sofferenza”. Servizio di Neurofisiopatologia S. Giovanni Rotondo (Foggia), aprile 1990 su:

 Epilessia, Epidemiologia, Diagnosi, Terapia e Problematiche psico-sociali.

Invito dalla Unita’ Sanitaria BA/4 Opera Don Uva – Casa Divina Provvidenza:

 Epilettologia: Corso di Aggiornamento post-laurea valido per la Medicina Generale, giugno 1990.

Invito da parte dell’ Ordine dei Medici-Chirurghi di Roma, in collaborazione con L’ Universita’ Cattolica del Sacro Cuore, per un corso di aggiornamento, in qualita’ di relatore, e formazione professionale.

 Tema generale: Emergenza in Medicina e Chirurgia.  Tema affidato: Insufficienza cerebrale vascolare: accidenti cerebro-vascolari: procedure diagnostiche di esclusione e di conferma. Novembre 1991.

Giornate di studio: Strategie terapeutiche nelle epilessie, quando ,come e perché. Ospedale “ San. Carlo” Potenza 19-20 Marzo 1999

I° Workshop promosso dalla Fondazione Sicuteri-Nicolodi.” Prevenzione e Terapia del Dolore e delle Cefalee.” Per la prevenzione la Terapia dei dolori primari e delle cefalee.

Tavola Rotonda: Il  futuro della terapia antiemicranica: come far fronte alle aspettative con l’impiego di nuovi principii attivi e nuovi modelli di analisi patofisiologica.

  • I farmaci antiepilettici nella terapia della cefalea: luci ed ombre.

( Di Trapani G.) 22-23 Novembre Firenze 2002.

E’ stato incaricato dall Società Italiana per lo Studio delle Cefalee ( S.I.S.C.) di svolgere il  Corso Residenziale finalizzato ad ottenere il “ Board of Qualification in Headache Disorders” per l’anno 2003, presso l’Università Cattolica del S. Cuore di Roma.

E’ stato docente, incaricato dalla Società per lo studio delle cefalee e algie facciali. Come docente in Terapia di profilassi delle cefalee, alla Scuola Superiore per la specializzazione nella diagnosi e terapia delle cefaleee, Firenze 2002-2003-2004.

     BOARD O QUALIFICATION IN HEADACHE DISORDERS, 7 NOVEMBRE, ROMA 2001, UNIVERSITA’ LA SAPIENZA.

     Ad Hoc Committee per la stesura delle linee guida diagnostiche e terapeutiche dell’emicrania e dell’emicrania a grappolo.

Indicazioni dei farmaci antiepilettici nella terapia delle emicranie primarie.

   Comment in LINEE GUIDA DIAGNOSTICHE E TERAPEUTICHE    DELL’EMICRANIA  E DELLA CEFALEA A GRAPPOLO.: ITALIAN SOCIETY FOR  THE STUDY OF HEADACHE 2002

ATTIVITA’ EDITORIALE PRESSO RIVISTE E TESTI DI NEUROLOGIA E MEDICINA INTERNA

Membro del Comitato di redazione della Rivista Italiana: Journal of Pediatric Neurosciences.

Organo ufficiale dell’Associazione Italiana per il bambino con idrocefalo o spina bifida.

Il Prof. Di Trapani  ha espletato la sua opera, in qualità di “ Contributor” nelle seguenti esperienze editoriali:

  1. Aging of the Brain and Dementia.

Amaducci  L., Davidson A.N., Antuono P., Editors 1980.

  • Virus non Conventionnels et Affections du Système Nerveux Centrel

La Court, Cathala F., Masson Editors 1983.

  • Advances in Experimental Medic and Biology, vol. 209.

Amyotrofic Lateral Sclerosis, Therapeutic, Psychological and Research Aspects.

Edited by V. Cosi, Ann. C., Kato W., Parlette P., Pinelli P., Poloni M., 1987.

  • Trattato di Medicina Interna, Teodori

Le Cefalee , Capitolo V,  Ed. S.E.U.   2000.

E). Linee Guida Diagnostiche e Terapeutiche dell’emicrania e della Cefalea a grappolo.

Edito:Perusia e dall’Italian Society for the Study of Headache. Capitolo: Trattamento farmacologico di prevenzione dell’emicrania.

F) Cefalee: dalla Diagnosi alla Terapia.

Gallai V, Pini L., Capitolo: Lo stato di male emicranico.

G) Manuale di Terapia Medica Pratica:

Edito da P. Pola, Capitoli: La terapia della  Miastenia, La terapia dell’Epilessia, La terapia delle Cefalee,

La terapia delle Malattie Infettive del S.N.C., La trepaia del Tumori Cerebrali, La terapia della Sclerosi Multipla.. Ed. Perugine    2003.

H)Editoriale: TRATTATO DI MEDICINA INTERNA  II° volume

                 G:B: Gasbarrini

                 cap. 205 pg. 1-11-  CEFALEE

                Verduci Publisher 2010

 I)TRATTATO ITALIANO DELLE CEFALEE

               L.A. PINI, P. Sarchielli, G. ZANCHIN

               COMPLICANZE DELL’EMICRANIA

               cap. 13 pg. 181-187

               G. Di TRAPANI – D. MEI   2010

Congressi organizzati dal Prof. G. Di Trapani

  1.  CONGRESSO NAZIONALE SULLE CEFALEE MONOTEMATICO

HOTEL OASI DI KUFRA SABAUDIA (Lt) 1999.

        CONGRESSO NAZIONALE SULLE CEFALEE MONOTEMATICO GIORNATA DI STUDIO CENTRO DI RICERCA  PER LE CEFALEE U.C.S.C.:  ATTUALITA’ E STRATEGIE TERAPEUTICHE NELLE CEFALEE. SABAUDIA 24 OTTOBRE 1999.

  •  

HOTEL OASI DI KUFRA SABAUDIA ( LT)

RIUNIONE DEL CENTRO INTERUNIVERSITARIO PER LO STUDIO DELLE

CEFALEE E DEI DISORDINI NEUROTRASMETTITORIALI DEL SISTEMA

NERVOSO. SABAUDIA 23-25 OTTOBRE 2000

  • CONGRESSO NAZIONALE SULLE CEFALEE CENTRO PER LA RICERCA PER LE CEFALEE, UNIVERSITA’ CATTOLICA S. CUORE ROMA, GIORNATE DI STUDIO: LE NUOVE LINEE GUIDA DIAGNOSTICO TERAPEUTICHE DELLE CEFALEE PRIMARIE

SABAUDIA ( LT) 2001.

  • CONGRESSO NAZIONALE SULLE CEFALEE IN OSTETRICIA E GINECOLOGIA

HOTEL OASI DI KUFRA SABAUDIA ( LT) 2002.

  • CONGRESSO NAZIONALE SULLE CEFALEE : LINEE GUIDA TERAPEUTICHE.

HOTEL OASI DI KUFRA SABAUDIA (LT) 2003.

  • CONGRESSO NAZIONALE SULLE CEFALEE : NUOVE STRATEGIE TERAPEUTICHE.

AULA MAGNA POLICLINICO UNIVERSITARIO A. GEMELLI ROMA  2004.

  • CONGRESSO NAZIONALE PLURIDISCIPLINARE ( IN COLLABORAZIONE CON LA SOCIETA’ ITALIANA DI MEDICINA INTERNA, CON LA SOCIETA’ ITALIANA DI NEUROLOGIA, CON LA SOCIETA’ ITALIANA DI ENDOCRINOLOGIA, CON LA SOCIETA’ ITALIANA DI PEDIATRIA, CON LA SOCIETA’ ITALIANA DI GERIATRIA, CON LA SOCIETA’ ITALAINA DI ANESTESIA E RIANIMAZIONE, CON LA SOCIETA’ ITALIANA DELLA TERAPIA DEL DOLORE.

UNIVERSITA’ AMBROSIANA ROMA, 2005.

ELENCO DELLE PUBBLICAZIONI INERENTI NEL CAMPO DELLE CEFALEE.

Valeriani M, de Tommaso M, Restuccia D, Le Pera D, Guido M, Iannetti GD, Libro G, Truini A, Di Trapani G, Puca F, Tonali P, Cruccu G.

 Reduced habituation  to experimental pain in migraine patients: a CO(2) laser evoked potential study. Pain. 2003 Sep;105(1-2):57-64.

IF: 6.036

Topiramate in migraine prophylaxis: a randomised double-blind versus placebo study

. Mei D, Capuano A, Vollono C, Evangelista M, Ferraro D, Tonali P, Di Trapani G. Neurol Sci. 2004 Dec;25(5):245-50.

 Antiepileptic drugs in the treatment of headache: neuroprotective effect or something else?

 G. Di Trapani, D. Mei, C. Vollono, A. Capuano, D. Ferraro. J Headache Pain 2004 (5) S117-S120.

Multiple attack study on the available triptans in Italy versus placebo

. Vollono C, Capuano A, Mei D, Ferraro D, Pierguidi L, Evangelista M, Di Trapani G. Eur J Neurol. 2005 Jul;12(7):557-563

Mei D, Ferraro D, Zelano G, Capuano A, Vollono C, Gabriele C, Di Trapani G.

 Topiramate and triptans revert chronic migraine with medication overuse to episodic migraine. Clin Neuropharmacol. 2006 Sep-Oct;29(5):269-75.

IF: 2.547

 Ferraro D, Di Trapani G.

 Topiramate in the prevention of pediatric migraine: literature review. J Headache Pain. 2008 Jun;9(3):147-50.

IF: 1.875

Pini LA, Del Bene E, Zanchin G, Sarchielli P, Di Trapani G, Prudenzano MP, LaPegna G, Savi L, Di Loreto G, Dionisio P, Granella F.

     Tolerability and efficacy of a combination of paracetamol and caffeine in the treatment of tension-type headache: a randomised, double-blind, double-dummy, cross- over study versus placebo and naproxen sodium. J Headache Pain. 2008 Dec;9(6):367-73.

Validita’ della termografia del viso nella diagnosi di cefalea vasomotoria di tipo emicranico.

(Bartocci A., DI TRAPANI G.).

Ann. Neurol. Psichiatr., LXXIX, fasc. 3-4, pp. 311-19, 1985.

Epilessia e cefalea: un ipotetico modello di relazione.

(Bartocci A., DI TRAPANI G., Azzoni A., Mazza S.). 

Archivio di Psicologia, Neurologia e Psichiatria, XLVII, 4, ottobre-dicembre 1986, pp. 507-515.

Topiramate in migraine prophilaxis: a pilot study.

(DI TRAPANI G., Mei D., Marra C., Mazza S., Capuano A.).

Acta Med. Rom. 38: 152-159, 2000.

Gabapentin in the prophylaxis of migraine: a double-blind randomized placebo-controlled study.

(DI TRAPANI G., Mei D., Marra C., Mazza S., Capuano A.).

La Clinica Terapeutica vol. 15, n. 3, 145-148. 2000

Trattamento delle cefalee con tossino botulinica.

  ( Di Trapani G., , Bentivoglio A.P.)

  Il Giornale S.I.S.C., Anno III, n°1, Editoriale 2001, pg. 1-5.

Linee guida per la diagnosi e la terapia dell’emicrania e della cefalea a grappolo.

Il Giornale della S.I.S.C., anno III n°1, supplemento, pg. 35-44, 2001.

( Di Trapani G., Ad Hoc Committee).

: Valeriani M, de Tommaso M, Restuccia D, Le Pera D, Guido M, Iannetti GD, Libro G, Truini A, Di Trapani G, Puca F, Tonali P, Cruccu G. Reduced habituation  to experimental pain in migraine patients: a CO(2) laser evoked potential study. Pain. 2003 Sep;105(1-2):57-64.

IF: 6.030

Valeriani M, de Tommaso M, Restuccia D, Le Pera D, Guido M, Iannetti GD, Libro G, Truini A, Di Trapani G, Puca F, Tonali P, Cruccu G. Reduced habituation  to experimental pain in migraine patients: a CO(2) laser evoked potential study. Pain. 2003 Sep;105(1-2):57-64.

Capuano A, Vollono C, Mei D, Pierguidi L, Ferraro D, Di Trapani G.

               Antiepileptic drugs in migraine prophylaxis: state of the art. Clin Ter. 2004 Feb-Mar;155(2-3):79-87.

.Mei D, Capuano A, Vollono C, Evangelista M, Ferraro D, Tonali P, Di Trapani G. Topiramate in migraine prophylaxis: a randomised double-blind versus placebo study. Neurol Sci. 2004 Dec;25(5):245-50.

Capuano A, Vollono C, Rubino M, Mei D, Calì C, De Angelis A, Di Trapani G, Servidei S, Della Marca G. Hypnic headache: actigraphic and polysomnographic study of a case. Cephalalgia. 2005 Jun;25(6):466-9.
 

 

 

 

 

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I 32 attributi del Gong Fu, considerazioni.

Lista di caratteristiche da me scelte e argomentate vogliono essere il frutto dell’esperienza della mia pratica nella scuola Ziran Wu Gong Shu a fianco dei miei maestri e compagni, dell’inizio del mio percorso da insegnante in erba e da combattente. Non sono da considerarsi quest’ultime come le caratteristiche universali ma solo frutto di personale osservazione e ricerca, pertanto modificabili e aperte verso un dialogo filosofico marziale.

1° ATTRIBUTO – TECNICA

La tecnica la vedo come una delle prime componenti base per introdurre il praticante nel mondo marziale del Gong Fu, il primo contatto con quello che diventerà un linguaggio e una forma di “comunicazione marziale” sempre più complessa. Comprendere che l’uso del corpo come forma di attacco e difesa accende uno degli istinti più veicolati dell’essere umano: l’istinto di sopravvivenza.

2° ATTRIBUTO – SENTIRE IL CORPO

La tecnica del Gong Fu veicolata nelle varie combinazioni a seconda degli stili genera una consapevolezza nel tempo dell’uso del corpo che permette al praticante di comprendere i suoi limiti in quel momento sia fisici che psicologici da poter gestire per portare avanti la sua crescita marziale. Se sento meglio il mio corpo, posso gestire meglio le mie energie per dare un pugno o un calcio, non solo, posso anche decidere come attaccare o difendermi in base alle mie caratteristiche fisiologiche senza pretendere di esagerare nel tentare una tecnica a me non del tutto adatta.

3° ATTRIBUTO – ESSERE SENSIBILI

La sensibilità sia verso la propria corporeità che verso l’avversario che abbiamo davanti la trovo un elemento fondamentale per il praticante. Se sento bene il mio corpo, includendo anche la conoscenza anatomica dei punti di pressione, posso sviluppare una capacità sensibile di saper dove e come colpire la guardia scoperta dell’avversario, un esempio sono le immobilizzazioni o i colpi secchi dello stile del serpente oppure le leve articolari dello stile della mantide religiosa. Non si tratta solo di sensibilità tattile ma anche di una accortezza psicologica degli atteggiamenti dell’avversario dove si arriva quasi a prevedere e anticipare quello che sta per fare.

4° ATTRIBUTO – CONOSCERE IL TERRENO DI GIOCO

Il libro dei 5 anelli di Musashi Miyamoto, così come l’arte della guerra di Sun Tzu e altre opere simili (come ad esempio “Il Tao della guerra”) esprimono come elemento molto importante della marzialità del Gong Fu la conoscenza delle caratteristiche dell’ambiente dove si combatte. Se mi confronto con il compagno in un ambiente dove ci sono molti ostacoli per l’uso delle gambe non combatterò con tecniche di calcio slanciate, magari le utilizzerò per muovermi con spostamenti dinamici adatti al contesto, oppure potrei utilizzare tali ostacoli come arma a mio vantaggio per mettere l’altro in difficoltà come si usa fare nello stile del leopardo.

5° ATTRIBUTO – AVERE MOLTA PAZIENZA

L’emotività nel Gong Fu non va schiacciata, solo opportunamente veicolata affinché sia uno strumento che amplifichi ciò che vogliamo avere come effetto nella tecnica. La capacità di saper attendere è importante, a livello di studio il praticante potrebbe avere impazienza di fare le cose per tante ragioni che spaziano dai capricci emotivi ai blocchi culturali di appartenenza, sapersi rispettare nei propri tempi di apprendimento è importante tanto quanto l’avere cura con calma di smussare le tecniche nel dettaglio. Questa calma come portamento del praticante può aiutare molto anche a cogliere il ritmo marziale dell’avversario e sapere quando colpire, parare o reagire.

6° ATTRIBUTO – LO SGUARDO

A livello psicologico, il modo in cui si guarda negli occhi l’avversario potrebbe essere determinante in certi casi per avere un netto vantaggio nello scontro ancora prima di passare all’azione. Lo sguardo con il mento basso e la posizione a triangolo del viso nella guardia della mantide può generare un senso di disagio verso un individuo freddo, apparentemente privo di scrupoli, per non parlare dello sguardo della tigre dove gli occhi mettono subito in guardia: “se ti avvicini, io ti ammazzo”.

7° ATTRIBUTO – SUGGESTIONE

Sempre sul piano psicologico, il Gong Fu può avere degli effetti importanti quando il praticante riesce a far leva sulla sensibilità dell’avversario: avere posture del corpo e guardie interpretate con una certa intenzionalità possono indurre sensazioni di timore, paura, provocazione o addirittura seduzione (l’incantare lo sguardo).

8° ATTRIBUTO – GLI OCCHI CHE SORRIDONO

La serenità d’animo gioca un bel ruolo nel Gong Fu, e talvolta un sorriso inaspettato in combattimento può essere un buon strumento per confondere l’avversario ed essere colpito senza preavviso. Sentimenti di rabbia o di esaltazione del proprio Ego possono essere controproducenti sia nell’apprendimento che nelle applicazioni in combattimento.

9° ATTRIBUTO – CREDERE IN QUELLO CHE FACCIAMO

Se io non ci credo nel Gong Fu, nella sua potenziale efficacia marziale o nel suo potere multidimensionale e fondante, oppure se io non lo accetto come arte in quanto non vicina ai miei parametri culturali o personali di giudizio non riuscirò mai a viverlo appieno. Sto per dare un pugno ma se prima di darlo non sono capace di mettere ordine nella mia mente domande tipo “ma che sto affà? Che vordì sta tecnica? Non era meglio il calcetto?” io mi frenerò nell’esecuzione del gesto, non lo comprenderò perché mi chiudo in preconcetti come difesa relazionale da ciò che è molto diverso da quello che so e che conosco del mio mondo.

10° ATTRIBUTO – ACCETTARE IL DIVERSO

Nel Gong Fu la diversità è un elemento che spicca in modo molto forte. Stiamo parlando di un’arte millenaria contaminata nella storia cinese da popoli e culture diverse, addirittura fortissime sono le influenze politiche e religiose, basta pensare alla setta Shaolin o all’Hung Gar in cui i sincretismi religiosi buddhisti, taoisti e superstizioni locali hanno generato complessi sistemi di combattimento. Se io non accetto il fatto che il Gong Fu è un’arte marziale creata in una cultura e un ambiente socioculturale totalmente diverso da quello occidentale, nella fattispecie il contesto italiano, io non riuscirò a praticare bene e ad assimilare in modo profondo tutto quello che riguarda l’arte nel suo insieme.

11° ATTRIBUTO – DIALOGO

Il Gong Fu non è solo tecnica, ma si basa su una profonda base relazionale.

Il dialogo, lo scambio di idee e pareri tra maestro e allievi durante la pratica aiuta moltissimo a capire come vivere l’arte in quel preciso momento, con quale stato d’animo vivere quella determinata tecnica. Sapersi confrontare nel dialogo è un’ottima caratteristica che crea un legame nel Gong Fu tra tecnica e qualità della relazione con il proprio maestro.

12° ATTRIBUTO – COSTANZA

Per migliorare nel Gong Fu occorre un impegno costante, se si desidera sviluppare nel tempo padronanza tecnica e maestria trasmissiva. Ogni giorno il Gong Fu insegna l’impegno nel realizzare quello che vuoi fare.

13° ATTRIBUTO – DEDICA

Il Gong Fu è dedica. Quando pratichiamo, quando studiamo una forma, dietro di essa è presente il voler bene del maestro ai suoi allievi, il suo impegno nella pratica per trasmettere quei principi in cui lui stesso ha creduto. La pratica del Gong Fu ti insegna a dedicare sempre quello che fai.

14° ATTRIBUTO – SVILUPPARE FORZA

Il Gong Fu a livello fisico permette di sviluppare un tipo di forza corporea definita comunemente come Jin, una tripletta energetica composta da forza muscolare Li, volontà Xi, e respiro Qi. Ogni stile ha sviluppato un diverso tipo di forza Jin ognuna con caratteristiche e qualità ben distinte e addirittura combinabili tra loro.

15° ATTRIBUTO – RILASSAMENTO REATTIVO

Il Gong Fu dimostra una forte efficacia nei suoi effetti marziali grazie spesso alla capacità del praticante di saper rilassare il corpo al momento opportuno. Se io imposto una guardia rigida con i muscoli induriti dalla tensione, non sarò in grado di reagire prontamente a un attacco e né sarò in grado di portare un’offensiva sciolta. Il morbido Yao vince il duro Gun, un colpo e una parata morbide possono avere un effetto equivalente a un colpo di frusta.

16° ATTRIBUTO – IMITAZIONE E ADATTAMENTO

Il Gong Fu in quanto arte marziale è composta da numerose famiglie e stili di combattimento ciascuno con qualità tecniche di movimento corporeo assai complesse e caratteristiche della cultura del luogo. L’allenamento costante del corpo a sapersi muovere e combattere passando da uno stile a un altro continuamente genera intelligenza muscolare e abilità strategica producendo come probabile effetto ad un certo livello di pratica di poter cogliere subito le caratteristiche marziali di un determinato stile di combattimento senza averlo mai praticato ma sul momento si riesce a individuare i ritmi, gli spostamenti e le tattiche d’attacco riuscendo a farle proprie imitandole e renderle un arma contro lo stesso avversario che le utilizza.

17° ATTRIBUTO – VEICOLAZIONE DELL’INTENZIONE

La pratica del Gong Fu può forgiare una volontà pronta ad intervenire in qualsiasi momento, uno stare sempre sul pezzo anche quando si vive una condizione intorno a sé di quiete. Quando si combatte, quando occorre agire e reagire è possibile veicolare la nostra volontà verso quelle parti specifiche del corpo che vogliamo utilizzare per combattere, rendendole più efficaci durante l’impatto di una parata o di un attacco.

18° ATTRIBUTO – SAPER STARE IN ASCOLTO

Nella pratica avere una certa sensibilità di percezione dei rumori dei contesti in cui interagiamo ci forniscono preziose informazioni su quello che ci potrebbe accadere intorno a noi anche nei momenti in cui non possiamo vedere quello che sta succedendo. La stessa percezione viene sviluppata sensibilizzando la capacità di ascoltare e comprendere quello che il maestro afferma durante la lezione, il continuo cercare di cogliere le sfumature di significato delle parole e delle suggestioni evocate può permettere lo sviluppo di una forte empatia verso gli altri e verso gli ambienti di interazione.

19° ATTRIBUTO – LA RESPIRAZIONE

La padronanza del respiro nel Gong Fu corrisponde a una buona tendenza a padroneggiare in modo corretto l’esecuzione tecnica. Allenare la respirazione profonda, sentire come lo facciamo e che effetto proviamo quando l’aria entra ed esce ci permette di capire come stiamo a livello di salute fisica, a livello psicologico e a livello energetico. Le tecniche di Qi Gong e gli stili interni pongono molta cura su questi aspetti.

20° ATTRIBUTO – VIVERE LE EMOZIONI

Il Gong Fu presenta nella sua impostazione tecnica e cultura marziale la capacità di saper come veicolare le emozioni durante l’esecuzione di una forma o un combattimento al fine di potenziare gli effetti delle tecniche espresse. Le emozioni si vivono non si reprimono, vanno solo guidate in modo da non essere limitanti, un l’esempio lo possiamo trovare nello studio dei suoni associati ai 5 stati emozionali dell’Hung Gar.

21° ATTRIBUTO – CORPORATURA ROBUSTA, ASCIUTTA E DEFINITA

Se l’allenamento del Gong Fu risulta costante e profondo nel tempo e negli anni produce evidenti benefici fisici, rendendo i muscoli asciutti e tonici sviluppando una certa resistenza fisica.

22° ATTRIBUTO – BRACCIA E GAMBE COME FRUSTE

La scioltezza corporea che il Gong Fu insegna nella pratica porta l’atleta a sviluppare una certa forza morbida e veloce che all’impatto può risultare molto potente. Calci e pugni allenati con un approccio morbido e rapido nel tempo diventano delle frustate che portano all’inibizione dell’avversario.

23° ATTRIBUTO – INGEGNO

L’arte del Gong Fu insegna a combattere sapendo utilizzare qualsiasi cosa a nostro vantaggio cogliendo le potenzialità marziali di qualunque oggetto specifico volessimo utilizzare come arma e anche sapere come creare eventuali armi partendo da quello che abbiamo a disposizione sul momento.

24° ATTRIBUTO – IMMAGINAZIONE

Il Gong Fu non è soltanto applicazione marziale con un compagno oppure in combattimento ma è anche studio di forme e di tecniche a vuoto, dove la capacità immaginativa determina lo sviluppo della qualità tecnica. Se io immagino durante l’esecuzione tecnica di combattere e colpire un avversario immaginato molto saggio ed esperto questo mi darà un sapore marziale diverso rispetto all’immaginarmi un avversario più debole di me o addirittura non immaginandolo affatto. La riferibilità al combattimento e al confronto con un avversario reale o immaginato è una base fondamentale.

25° ATTRIBUTO – MOTIVAZIONE

Sembra banale ma se non si ha come praticante la chiarezza sulle ragioni per le quali pratico il Gong Fu, gli obiettivi che voglio raggiungere per essere fondati non riusciremo a mutare in modo multidimensionale e questo potrebbe portare un grosso blocco anche verso una potenziale dedica marziale.

26° ATTRIBUTO – MEMORIA

La pratica è costituita anche da un costante allenamento basato sulle ripetizioni nel tempo di gesti, tecniche e spostamenti. Questo produce lo sviluppo di due tipologie di memoria: il ricordo emozione (associo quel gesto all’emozione di quel momento specifico) e memoria muscolare, ovvero il corpo nel tempo impara a riconoscere quei movimenti come parte naturale del bagaglio di azioni dell’atleta, questo comporta che se io mi dimentico con il ricordo – emozione un passaggio tecnico, lo posso recuperare grazie al mio corpo che si muove da solo nel mentre rievocando quello che mi sono dimenticato sul momento.

27° ATTRIBUTO – COSCIENZA

Il Gong Fu ti permette di acquisire la capacità nel tempo di riconoscere i propri progressi nella pratica riuscendo così a progettare meglio come perfezionare la tecnica ed evitare eventuali sbagli nell’allenamento grazie all’esperienza.

28° ATTRIBUTO – ESSERE DISPOSTI AL CAMBIAMENTO

Per sviluppare un buon Gong Fu, si dovrebbe avere una disponibilità di fondo verso i cambiamenti. L’arte marziale, soprattutto in una Via, ti pone nella condizione di cambiare costantemente, il mutamento è alla base della filosofia cinese ma è anche quello che più ci spaventa nella nostra cultura occidentale, la paura di perdere la nostra identità nel momento che ci mettiamo in gioco con quello che non conosciamo…ma è proprio in questo momento di crisi che ci riconosciamo.

29° ATTRIBUTO – SENSO DI REALTA

L’efficacia del Gong Fu non si ottiene solo dalla pratica libera e a vuoto di tecniche singole o forme ma grazie anche alla sperimentazione costante di quello che si apprende. Il confronto con un compagno di pratica permette di capire quanto nella realtà quella tecnica può incidere in uno scontro, come modificarla per renderla efficace sviluppando grosso senso di realtà.

30° ATTRIBUTO – DESTRUTTURAZIONE ARMONICA

Anche Bruce lee cita nei suoi appunti di allenamento qualcosa di simile: il Gong Fu di cambia nelle abitudini e anche nelle nostre convinzioni, l’entrare a contatto con un diverso modo di muovere il corpo, di pensare di un mondo molto diverso dal nostro ci può cambiare come lo scorrere di un flusso magistralmente gestito dal maestro che gradualmente ci caratterizza, gradualmente ci toglie ciò che ci frena o danneggia sostituendolo con ciò che ci nutre, con quello che ci dà fondamento.

31° ATTRIBUTO – MAI SOLI

Il Gong Fu ti cambia, ti fa mettere in gioco, ti mette in crisi, ti fa vivere le dinamiche sotto tanti punti di vista e in tutto questo non sei solo a te stesso, il tuo maestro ti è sempre accanto, così come i compagni di pratica.

32° ATTRIBUTO – VIVERE IL PRESENTE INTENSAMENTE

Il Gong Fu ti insegna a saper stare sul momento presente, a non distogliere lo sguardo vivendo l’attimo nel modo più sereno, attento e intenso possibile. Questo portamento mette i semi nel fondamento dell’allievo durante la pratica marziale nel corso del tempo.

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