I 32 attributi del Gong Fu, considerazioni.

Lista di caratteristiche da me scelte e argomentate vogliono essere il frutto dell’esperienza della mia pratica nella scuola Ziran Wu Gong Shu a fianco dei miei maestri e compagni, dell’inizio del mio percorso da insegnante in erba e da combattente. Non sono da considerarsi quest’ultime come le caratteristiche universali ma solo frutto di personale osservazione e ricerca, pertanto modificabili e aperte verso un dialogo filosofico marziale.

1° ATTRIBUTO – TECNICA

La tecnica la vedo come una delle prime componenti base per introdurre il praticante nel mondo marziale del Gong Fu, il primo contatto con quello che diventerà un linguaggio e una forma di “comunicazione marziale” sempre più complessa. Comprendere che l’uso del corpo come forma di attacco e difesa accende uno degli istinti più veicolati dell’essere umano: l’istinto di sopravvivenza.

2° ATTRIBUTO – SENTIRE IL CORPO

La tecnica del Gong Fu veicolata nelle varie combinazioni a seconda degli stili genera una consapevolezza nel tempo dell’uso del corpo che permette al praticante di comprendere i suoi limiti in quel momento sia fisici che psicologici da poter gestire per portare avanti la sua crescita marziale. Se sento meglio il mio corpo, posso gestire meglio le mie energie per dare un pugno o un calcio, non solo, posso anche decidere come attaccare o difendermi in base alle mie caratteristiche fisiologiche senza pretendere di esagerare nel tentare una tecnica a me non del tutto adatta.

3° ATTRIBUTO – ESSERE SENSIBILI

La sensibilità sia verso la propria corporeità che verso l’avversario che abbiamo davanti la trovo un elemento fondamentale per il praticante. Se sento bene il mio corpo, includendo anche la conoscenza anatomica dei punti di pressione, posso sviluppare una capacità sensibile di saper dove e come colpire la guardia scoperta dell’avversario, un esempio sono le immobilizzazioni o i colpi secchi dello stile del serpente oppure le leve articolari dello stile della mantide religiosa. Non si tratta solo di sensibilità tattile ma anche di una accortezza psicologica degli atteggiamenti dell’avversario dove si arriva quasi a prevedere e anticipare quello che sta per fare.

4° ATTRIBUTO – CONOSCERE IL TERRENO DI GIOCO

Il libro dei 5 anelli di Musashi Miyamoto, così come l’arte della guerra di Sun Tzu e altre opere simili (come ad esempio “Il Tao della guerra”) esprimono come elemento molto importante della marzialità del Gong Fu la conoscenza delle caratteristiche dell’ambiente dove si combatte. Se mi confronto con il compagno in un ambiente dove ci sono molti ostacoli per l’uso delle gambe non combatterò con tecniche di calcio slanciate, magari le utilizzerò per muovermi con spostamenti dinamici adatti al contesto, oppure potrei utilizzare tali ostacoli come arma a mio vantaggio per mettere l’altro in difficoltà come si usa fare nello stile del leopardo.

5° ATTRIBUTO – AVERE MOLTA PAZIENZA

L’emotività nel Gong Fu non va schiacciata, solo opportunamente veicolata affinché sia uno strumento che amplifichi ciò che vogliamo avere come effetto nella tecnica. La capacità di saper attendere è importante, a livello di studio il praticante potrebbe avere impazienza di fare le cose per tante ragioni che spaziano dai capricci emotivi ai blocchi culturali di appartenenza, sapersi rispettare nei propri tempi di apprendimento è importante tanto quanto l’avere cura con calma di smussare le tecniche nel dettaglio. Questa calma come portamento del praticante può aiutare molto anche a cogliere il ritmo marziale dell’avversario e sapere quando colpire, parare o reagire.

6° ATTRIBUTO – LO SGUARDO

A livello psicologico, il modo in cui si guarda negli occhi l’avversario potrebbe essere determinante in certi casi per avere un netto vantaggio nello scontro ancora prima di passare all’azione. Lo sguardo con il mento basso e la posizione a triangolo del viso nella guardia della mantide può generare un senso di disagio verso un individuo freddo, apparentemente privo di scrupoli, per non parlare dello sguardo della tigre dove gli occhi mettono subito in guardia: “se ti avvicini, io ti ammazzo”.

7° ATTRIBUTO – SUGGESTIONE

Sempre sul piano psicologico, il Gong Fu può avere degli effetti importanti quando il praticante riesce a far leva sulla sensibilità dell’avversario: avere posture del corpo e guardie interpretate con una certa intenzionalità possono indurre sensazioni di timore, paura, provocazione o addirittura seduzione (l’incantare lo sguardo).

8° ATTRIBUTO – GLI OCCHI CHE SORRIDONO

La serenità d’animo gioca un bel ruolo nel Gong Fu, e talvolta un sorriso inaspettato in combattimento può essere un buon strumento per confondere l’avversario ed essere colpito senza preavviso. Sentimenti di rabbia o di esaltazione del proprio Ego possono essere controproducenti sia nell’apprendimento che nelle applicazioni in combattimento.

9° ATTRIBUTO – CREDERE IN QUELLO CHE FACCIAMO

Se io non ci credo nel Gong Fu, nella sua potenziale efficacia marziale o nel suo potere multidimensionale e fondante, oppure se io non lo accetto come arte in quanto non vicina ai miei parametri culturali o personali di giudizio non riuscirò mai a viverlo appieno. Sto per dare un pugno ma se prima di darlo non sono capace di mettere ordine nella mia mente domande tipo “ma che sto affà? Che vordì sta tecnica? Non era meglio il calcetto?” io mi frenerò nell’esecuzione del gesto, non lo comprenderò perché mi chiudo in preconcetti come difesa relazionale da ciò che è molto diverso da quello che so e che conosco del mio mondo.

10° ATTRIBUTO – ACCETTARE IL DIVERSO

Nel Gong Fu la diversità è un elemento che spicca in modo molto forte. Stiamo parlando di un’arte millenaria contaminata nella storia cinese da popoli e culture diverse, addirittura fortissime sono le influenze politiche e religiose, basta pensare alla setta Shaolin o all’Hung Gar in cui i sincretismi religiosi buddhisti, taoisti e superstizioni locali hanno generato complessi sistemi di combattimento. Se io non accetto il fatto che il Gong Fu è un’arte marziale creata in una cultura e un ambiente socioculturale totalmente diverso da quello occidentale, nella fattispecie il contesto italiano, io non riuscirò a praticare bene e ad assimilare in modo profondo tutto quello che riguarda l’arte nel suo insieme.

11° ATTRIBUTO – DIALOGO

Il Gong Fu non è solo tecnica, ma si basa su una profonda base relazionale.

Il dialogo, lo scambio di idee e pareri tra maestro e allievi durante la pratica aiuta moltissimo a capire come vivere l’arte in quel preciso momento, con quale stato d’animo vivere quella determinata tecnica. Sapersi confrontare nel dialogo è un’ottima caratteristica che crea un legame nel Gong Fu tra tecnica e qualità della relazione con il proprio maestro.

12° ATTRIBUTO – COSTANZA

Per migliorare nel Gong Fu occorre un impegno costante, se si desidera sviluppare nel tempo padronanza tecnica e maestria trasmissiva. Ogni giorno il Gong Fu insegna l’impegno nel realizzare quello che vuoi fare.

13° ATTRIBUTO – DEDICA

Il Gong Fu è dedica. Quando pratichiamo, quando studiamo una forma, dietro di essa è presente il voler bene del maestro ai suoi allievi, il suo impegno nella pratica per trasmettere quei principi in cui lui stesso ha creduto. La pratica del Gong Fu ti insegna a dedicare sempre quello che fai.

14° ATTRIBUTO – SVILUPPARE FORZA

Il Gong Fu a livello fisico permette di sviluppare un tipo di forza corporea definita comunemente come Jin, una tripletta energetica composta da forza muscolare Li, volontà Xi, e respiro Qi. Ogni stile ha sviluppato un diverso tipo di forza Jin ognuna con caratteristiche e qualità ben distinte e addirittura combinabili tra loro.

15° ATTRIBUTO – RILASSAMENTO REATTIVO

Il Gong Fu dimostra una forte efficacia nei suoi effetti marziali grazie spesso alla capacità del praticante di saper rilassare il corpo al momento opportuno. Se io imposto una guardia rigida con i muscoli induriti dalla tensione, non sarò in grado di reagire prontamente a un attacco e né sarò in grado di portare un’offensiva sciolta. Il morbido Yao vince il duro Gun, un colpo e una parata morbide possono avere un effetto equivalente a un colpo di frusta.

16° ATTRIBUTO – IMITAZIONE E ADATTAMENTO

Il Gong Fu in quanto arte marziale è composta da numerose famiglie e stili di combattimento ciascuno con qualità tecniche di movimento corporeo assai complesse e caratteristiche della cultura del luogo. L’allenamento costante del corpo a sapersi muovere e combattere passando da uno stile a un altro continuamente genera intelligenza muscolare e abilità strategica producendo come probabile effetto ad un certo livello di pratica di poter cogliere subito le caratteristiche marziali di un determinato stile di combattimento senza averlo mai praticato ma sul momento si riesce a individuare i ritmi, gli spostamenti e le tattiche d’attacco riuscendo a farle proprie imitandole e renderle un arma contro lo stesso avversario che le utilizza.

17° ATTRIBUTO – VEICOLAZIONE DELL’INTENZIONE

La pratica del Gong Fu può forgiare una volontà pronta ad intervenire in qualsiasi momento, uno stare sempre sul pezzo anche quando si vive una condizione intorno a sé di quiete. Quando si combatte, quando occorre agire e reagire è possibile veicolare la nostra volontà verso quelle parti specifiche del corpo che vogliamo utilizzare per combattere, rendendole più efficaci durante l’impatto di una parata o di un attacco.

18° ATTRIBUTO – SAPER STARE IN ASCOLTO

Nella pratica avere una certa sensibilità di percezione dei rumori dei contesti in cui interagiamo ci forniscono preziose informazioni su quello che ci potrebbe accadere intorno a noi anche nei momenti in cui non possiamo vedere quello che sta succedendo. La stessa percezione viene sviluppata sensibilizzando la capacità di ascoltare e comprendere quello che il maestro afferma durante la lezione, il continuo cercare di cogliere le sfumature di significato delle parole e delle suggestioni evocate può permettere lo sviluppo di una forte empatia verso gli altri e verso gli ambienti di interazione.

19° ATTRIBUTO – LA RESPIRAZIONE

La padronanza del respiro nel Gong Fu corrisponde a una buona tendenza a padroneggiare in modo corretto l’esecuzione tecnica. Allenare la respirazione profonda, sentire come lo facciamo e che effetto proviamo quando l’aria entra ed esce ci permette di capire come stiamo a livello di salute fisica, a livello psicologico e a livello energetico. Le tecniche di Qi Gong e gli stili interni pongono molta cura su questi aspetti.

20° ATTRIBUTO – VIVERE LE EMOZIONI

Il Gong Fu presenta nella sua impostazione tecnica e cultura marziale la capacità di saper come veicolare le emozioni durante l’esecuzione di una forma o un combattimento al fine di potenziare gli effetti delle tecniche espresse. Le emozioni si vivono non si reprimono, vanno solo guidate in modo da non essere limitanti, un l’esempio lo possiamo trovare nello studio dei suoni associati ai 5 stati emozionali dell’Hung Gar.

21° ATTRIBUTO – CORPORATURA ROBUSTA, ASCIUTTA E DEFINITA

Se l’allenamento del Gong Fu risulta costante e profondo nel tempo e negli anni produce evidenti benefici fisici, rendendo i muscoli asciutti e tonici sviluppando una certa resistenza fisica.

22° ATTRIBUTO – BRACCIA E GAMBE COME FRUSTE

La scioltezza corporea che il Gong Fu insegna nella pratica porta l’atleta a sviluppare una certa forza morbida e veloce che all’impatto può risultare molto potente. Calci e pugni allenati con un approccio morbido e rapido nel tempo diventano delle frustate che portano all’inibizione dell’avversario.

23° ATTRIBUTO – INGEGNO

L’arte del Gong Fu insegna a combattere sapendo utilizzare qualsiasi cosa a nostro vantaggio cogliendo le potenzialità marziali di qualunque oggetto specifico volessimo utilizzare come arma e anche sapere come creare eventuali armi partendo da quello che abbiamo a disposizione sul momento.

24° ATTRIBUTO – IMMAGINAZIONE

Il Gong Fu non è soltanto applicazione marziale con un compagno oppure in combattimento ma è anche studio di forme e di tecniche a vuoto, dove la capacità immaginativa determina lo sviluppo della qualità tecnica. Se io immagino durante l’esecuzione tecnica di combattere e colpire un avversario immaginato molto saggio ed esperto questo mi darà un sapore marziale diverso rispetto all’immaginarmi un avversario più debole di me o addirittura non immaginandolo affatto. La riferibilità al combattimento e al confronto con un avversario reale o immaginato è una base fondamentale.

25° ATTRIBUTO – MOTIVAZIONE

Sembra banale ma se non si ha come praticante la chiarezza sulle ragioni per le quali pratico il Gong Fu, gli obiettivi che voglio raggiungere per essere fondati non riusciremo a mutare in modo multidimensionale e questo potrebbe portare un grosso blocco anche verso una potenziale dedica marziale.

26° ATTRIBUTO – MEMORIA

La pratica è costituita anche da un costante allenamento basato sulle ripetizioni nel tempo di gesti, tecniche e spostamenti. Questo produce lo sviluppo di due tipologie di memoria: il ricordo emozione (associo quel gesto all’emozione di quel momento specifico) e memoria muscolare, ovvero il corpo nel tempo impara a riconoscere quei movimenti come parte naturale del bagaglio di azioni dell’atleta, questo comporta che se io mi dimentico con il ricordo – emozione un passaggio tecnico, lo posso recuperare grazie al mio corpo che si muove da solo nel mentre rievocando quello che mi sono dimenticato sul momento.

27° ATTRIBUTO – COSCIENZA

Il Gong Fu ti permette di acquisire la capacità nel tempo di riconoscere i propri progressi nella pratica riuscendo così a progettare meglio come perfezionare la tecnica ed evitare eventuali sbagli nell’allenamento grazie all’esperienza.

28° ATTRIBUTO – ESSERE DISPOSTI AL CAMBIAMENTO

Per sviluppare un buon Gong Fu, si dovrebbe avere una disponibilità di fondo verso i cambiamenti. L’arte marziale, soprattutto in una Via, ti pone nella condizione di cambiare costantemente, il mutamento è alla base della filosofia cinese ma è anche quello che più ci spaventa nella nostra cultura occidentale, la paura di perdere la nostra identità nel momento che ci mettiamo in gioco con quello che non conosciamo…ma è proprio in questo momento di crisi che ci riconosciamo.

29° ATTRIBUTO – SENSO DI REALTA

L’efficacia del Gong Fu non si ottiene solo dalla pratica libera e a vuoto di tecniche singole o forme ma grazie anche alla sperimentazione costante di quello che si apprende. Il confronto con un compagno di pratica permette di capire quanto nella realtà quella tecnica può incidere in uno scontro, come modificarla per renderla efficace sviluppando grosso senso di realtà.

30° ATTRIBUTO – DESTRUTTURAZIONE ARMONICA

Anche Bruce lee cita nei suoi appunti di allenamento qualcosa di simile: il Gong Fu di cambia nelle abitudini e anche nelle nostre convinzioni, l’entrare a contatto con un diverso modo di muovere il corpo, di pensare di un mondo molto diverso dal nostro ci può cambiare come lo scorrere di un flusso magistralmente gestito dal maestro che gradualmente ci caratterizza, gradualmente ci toglie ciò che ci frena o danneggia sostituendolo con ciò che ci nutre, con quello che ci dà fondamento.

31° ATTRIBUTO – MAI SOLI

Il Gong Fu ti cambia, ti fa mettere in gioco, ti mette in crisi, ti fa vivere le dinamiche sotto tanti punti di vista e in tutto questo non sei solo a te stesso, il tuo maestro ti è sempre accanto, così come i compagni di pratica.

32° ATTRIBUTO – VIVERE IL PRESENTE INTENSAMENTE

Il Gong Fu ti insegna a saper stare sul momento presente, a non distogliere lo sguardo vivendo l’attimo nel modo più sereno, attento e intenso possibile. Questo portamento mette i semi nel fondamento dell’allievo durante la pratica marziale nel corso del tempo.

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i 7 PRINCIPI del Tai Chi

Lo stile Taijiquan tradotto come lo stile del Principio Supremo è una arte marziale cinese caratterizzata da un movimento corporeo fluido per sviluppare una profonda energia vitale attraverso tecniche di respirazione profonda combinate con spostamenti del corpo e tecniche di combattimento stilizzate e riprodotte con ritmi molto dolci, talvolta lenti.

Esistono molti rami diversi della pratica del Taijiquan, quelli più conosciuti sono lo stile Yang e il Chen tanto per citarne alcuni, ma cosa più interessante è la misteriosa origine dello stile che lascia nella storia del Gong Fu un’atmosfera poetica.
Tramite alcuni reperti archeologici, i sinologi hanno affermato che un re filosofo vissuto intorno al 4500 a.c., ideatore degli otto trigrammi originali yi jing, ordinò la rappresentazione degli stessi attraverso una grande danza per aiutare la gente a curare malattie.

L’antica pratica di associare gli esercizi alla medicina terapeutica e preventiva precede lo sviluppo delle arti marziali. Ma lo stile si affermò nella cultura cinese durante la dinastia dei Song del sud (1127 – 1279) da parte del maestro taoista Zhang Sanfeng.
Le ragioni per le quali sviluppò lo stile si sono perse nel mito, tre sono le teorie mantenute nella storia:

1) Il maestro incontrò nei sogni il re nero, immortale taoista signore dei sogni, e gli insegnò nel sonno i segreti dello stile.

2) Passeggiando vicino una risaia, il monaco notò il modo di combattere di una gru contro un serpente e ne imitò le caratteristiche sviluppando lo stile.

3) Egli creò il taijiquan come frutto delle sue esperienze marziali da guerriero, creando un principio di crescita e consapevolezza partendo dall’arte della guerra. La scuola Cangelosi e la scuola Ziran Wu Gong Shu sono molto vicine a quest’ultima ipotesi.

Nella pratica il motto del Taiji è “come le nuvole mosse dal vento”, significa che in combattimento si diventa fluidi nell’entrare nella difesa dell’avversario e morbidi nel difendersi e schivare gli attacchi come delle nuvole, come l’acqua.

Praticare Taiji significa sviluppare sensibilità e consapevolezza, dando grosso valore a ciò che si pratica.
Come si riesce a praticare?
Esistono sette livelli di pratica.
1) Impostare il corpo
2) Rilassamento
3) Concentrazione sul respiro
4) Concentrazione
5) Avvicinarsi all’interno
6) Allontanarsi nel silenzio
7) Integrazione dell’energia.

Con questi principi base, si può sentire un benefico effetto del Taiji nel nostro vivere quotidiano in cui Yin e Yang non sono energie dualiste ed opposte, bensì sono una visione di alto profilo di estremi di frequenze energetiche per la manifestazione dei fenomeni.Per capire tutto questo occorre viverlo, praticando e facendo esperienze insieme al maestro e ai compagni di pratica.
Le nostre lezioni di Tai chi si tengono ogni martedì e venerdì 20/21

Il Tai Chi come terapia alternativa al dolore cronico

 Il Tai Chi, grazie a movimenti lenti e circolari accompagnati da una profonda respirazione, ha un effetto benefico sul sistema nervoso e riesce a rilassare la mente oltre che ammorbidire le tensioni muscolari creando un diffuso senso di benessere corporeo.

Il National Centre for Complementary and Integrative Health (NCCIH) negli Stati Uniti ha riscontrato che il Tai Chi come terapia alternativa ha un effetto considerevole sul dolore cronico…

Scoprite di più su :
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Il Tai Chi a Roma Nord

Il Taijiquan è un’antica arte marziale interna che si basa sullo sviluppo e armonizzazione della struttura interiore dell’individuo, lavorando sulla muscolatura profonda, respirazione, articolazione, tendini, legamenti, organi interni, circolazione dell’energia vitale (detta in cinese QI) e sull’integrazione di questa con la meditazione e le millenarie pratiche taoiste del Nei Gong…

Vieni a scoprire la reali applicazioni del Tai Chi. 🧐 
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Stage Difesa Personale

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🔥🔥🔥Come diceva il grande Bruce Lee

il Jeet Kune Do non punta ad un combattimento marziale o da competizione, ma punta al completo abbattimento del proprio avversario con qualsiasi mezzo disponibile e nel minor tempo possibile.

🔥🔥Vedremo quindi dei sistemi di difesa/offesa di facile applicazione.

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Lezione difesa Personale

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La sicurezza e difesa personale

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Insegniamo a uomini e donne, ma anche ragazzi/e le tecniche per:

1. Prevenire tali SITUAZIONI NEGATIVE
2. Opporre la GIUSTA REAZIONE

FALSO MITO

Ho fatto arti marziali quindi mi so difendere -> SBAGLIATO -> aver fatto Arti Marziali non implica che tu sappia difenderti e nessun Maestro e nessun sistema può darti questa sicurezza. 

4 consigli pratici che puoi utilizzare dopo aver letto questo post :

1- postura e andatura: cerca di stare dritto con le spalle basse e il petto in fuori e mentre cammina assumi un “tono regale”, incendi con passo calmo e deciso, ad ogni passo che fai cerca di sentirti in perfetto equilibrio; l’eccessiva velocità denota ansia o paura.
2- atteggiamento: il predatore cerca la preda facile, per questo devi apparire “invulnerabile”, come se recitassi la parte del tuo supereroe preferito. Ti sembrerà una stupidata ma il nostro cervello manda continui segnali al corpo e se ti immedesimi in una persona forte, assumerai un aspetto più deciso.
3- gestione degli spazi e delle distanze: esiste una zona che definiamo safety zone entro la quale devi fare entrare solamente le persone di cui ti fidi: mariti, fidanzati, figli, non gli estranei. 
Viene definita area intima (quella circonferenza nella quale il vostro corpo è il centro e il raggio misura circa 45 cm.). 
4- sguardo: non fissate negli occhi troppo a lungo un estraneo, in etologia la scienza che studia il comportamento degli animali, è un segno di sfida. Nel caso siate voi a essere fissati da un estraneo non abbassate lo sguardo, sarebbe un segno di sottomissione, ma spostate lo sguardo lateralmente alla stessa altezza.
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